IL PROGRAMMA DELL'EDIZIONE 2008
22:00 | 23.07.08 |
Tipo di evento: concerto |
Marco Rovelli LibertAria (co-prod con Lunatica) |
Marco Rovelli Nato a Massa nel 1969 è scrittore, musicista, cantante, autore di canzoni e insegnante. Come musicista, vince il premio Ciampi 2002 per il miglior album d’esordio con Les Anarchistes. Nel 2007 inizia un percorso come solista.
Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto (Memoranda, 2003) e la collaborazione all’opera Atlante storico (Garzanti, 2003), è giunto alla notorietà nel 2006 con Lager italiani (BUR con premessa di Erri De Luca e postfazione di Moni Ovadia), un ‘reportage narrativo’ dedicato ai centri di permanenza temporanea, raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi, e analizzati dal punto di vista politico e filosofico.
Ad aprile del 2008 è uscito Lavorare uccide (BUR), un viaggio nell’Italia delle morti sul lavoro. Fa parte della redazione di Nazione Indiana. LibertAria è il nuovo progetto musicale di Marco Rovelli, che intende articolare in canto il discorso che viene presentato nella sua scrittura.
E non è un caso che alcune canzoni siano state scritte a quattro mani insieme ad amici scrittori: Roberto Saviano, Wu Ming, Francesco Forlani, tra gli altri.
Nuovi canti libertari che raccontino il presente. Canti che si facciano narrazione dell'oggi, così come gli antichi canti libertari erano narrazione dell'ieri – un ieri alimentato da ideali che continuano a vivere - ma che si tratta di articolare in forme nuove.
Canti in forma rock, dunque (i musicisti coinvolti sono di prim'ordine: Egle Sommacal, uno dei migliori chitarristi italiani, ex componente dei Massimo Volume; l'intero gruppo dei Kobayashi; la fisarmonica di Davide Giromini, la violoncellista Lara Vecoli) e con un linguaggio in/attuale. E cosa più in/attuale del pronome Noi? Dal Noi, ad esempio, parte l'idea di Gomorra, la canzone composta con Roberto Saviano. Modellata sull'antica melodia “Briganti se more”, antico inno resistente di un Sud ribelle. Quale l'arma dell'oggi, per chi si vuole sottrarre alla Gomorra? Anzitutto, gli occhi aperti, attenti: il sapere, anzitutto. Ecco allora l'incipit: "Noi che sappiamo". Un sapere incarnato in una matericità tattile, nelle cose - in quelle cose, in quell'impasto di calce e sangue che tira giù dall'empireo i frattali dei manuali d'economia. Prendere in mano le pietre e i mattoni e farne pietre d'angolo di una "nostra" intifada - in forme da sapere, da immaginare, da creare.
Ed è dall'urgenza di un Noi che parte Indiana, la canzone scritta con Wu Ming 2 in margine a Manituana: “A me non importa chi sono, Stranieri dipendenti precari o cittadini, Io devo sapere cosa siamo”. “Noi sbandati, noi disertori che sosteniamo la terra / Miscredenti d'immensa fede, noi che spalanchiamo il cielo” - così invece recita il ritornello di Sbandati (Fuochi sulla montagna), una canzone che richiama la guerriglia partigiana, ma che indica allo stesso tempo una condizione universale, di resistenza ed esodo.
E poi La Comunarda, canzone scritta insieme a Francesco Forlani, un canto che celebra la comunità eretica e ribelle della Comune di Parigi, un canto di rivolta e di amore, dove le due cose tendono a essere la stessa. Così come un'identità multipla, frammentaria rivela Gloria brucia, dove le parole di Gloria Caccia Redig sono fuse insieme a quelle di Amelia Rosselli e Samuel Beckett, un canto di amore instabile, votato al tremore. Infine, le canzoni che si legano direttamente ai libri scritti da Marco Rovelli.
La parabola e Dal campo, canzoni di storie migranti (legati a “Lager italiani”, un libro appunto di storie di migranti passati per i CPT). Il dio dei denari, brano legato alle morti sul lavoro (su cui verte il libro “Lavorare uccide”).
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Costo del biglietto: 0 euro
(gratis)
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